Peste suina a Roma, la «zona rossa» estesa oltre il Gra fino a La Storta
Data: 15 Maggio 2022

di Maria Egizia Fiaschetti

Domani potrebbe arrivare la nuova ordinanza che allarga il perimetro dell’area di massima circolazione virale. In attesa del provvedimento sugli abbattimenti selettivi, si ipotizza la chiusura temporanea di parchi e ville per consentire la cattura degli ungulati

Potrebbe arrivare domani, al più tardi martedì, la nuova ordinanza regionale per contenere la diffusione della peste suina africana. È ormai certa l’estensione della zona rossa fuori dal Raccordo, nel quadrante nord tra via di Boccea, via della Storta e La Giustiniana mentre la frazione di Le Rughe, nel comune di Formello, al momento è fuori dal perimetro di massima circolazione virale. A breve dovrebbe arrivare anche il provvedimento del ministero della Salute sugli abbattimenti selettivi di cinghiali, che a Roma potrebbero comportare la chiusura temporanea di parchi e ville storiche per consentire le operazioni di cattura o la caccia agli ungulati, incompatibili per motivi di sicurezza con la presenza antropica.

Le catture per ridurre il sovrappopolamento (una femmina di cinghiale prolifica anche tre volte l’anno e ad ogni cucciolata partorisce una decina di esemplari) sono già previste dai piani di eradicazione, se non fosse che a differenza di Piemonte e Liguria, dove la peste suina si è diffusa all’interno delle aree boschive, a Roma gli animali grufolano tra i rifiuti dal Trionfale alla Camilluccia, dai Parioli al quartiere Trieste. Nella task force riunitasi venerdì, alla quale hanno partecipato la Regione, l’Ispra e il ministero della Salute si è fatto il punto su quali misure si possano replicare con analoghe modalità e quali, invece, debbano essere armonizzate con il contesto urbano (inattuabile, ad esempio, il divieto di portare fuori il cane).

Il tema centrale sul quale si sta ragionando riguarda gli strumenti e le strategie di contenimento, a fronte di una situazione – come ha ricordato il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa – nella quale si registra un forte divario tra la proliferazione incontrollata dei cinghiali e la «sopportabilità dell’ecosistema»: il numero di ungulati in Italia è infatti cinque volte superiore ai livelli considerati nella norma. Tra le ipotesi, il prolungamento del periodo di caccia da tre a cinque mesi, misura i cui effetti si vedrebbero però soltanto all’apertura della prossima stagione venatoria, a ottobre. Nel frattempo, si pensa di utilizzare squadre di selecontrollori, iscritti all’albo regionale e muniti di un ulteriore patentino oltre a quello di semplici cacciatori, in grado di operare fino al tramonto grazie al visore notturno.

Dopo il sesto caso positivo accertato, è probabile che gli abbattimenti non avvengano all’interno della zona rossa dove, considerata l’alta diffusione del contagio, scatterebbe comunque la selezione naturale ma nella «zona buffer» (cuscinetto) all’esterno. L’alternativa che provocherebbe minore sofferenza prevede la cattura e il trasferimento dell’animale in strutture veterinarie dove, dopo essere stato anestetizzato, viene soppresso con un’iniezione letale. Resta il tema della quota di depopolamento necessaria (secondo Coldiretti in provincia di Roma gli ungulati sono oltre 20mila, 100mila nel Lazio) e dello smaltimento delle carcasse. Gli ambientalisti, che già in passato si erano opposti alle misure di contenimento, hanno lanciato una raccolta di firme su Change.org (oltre 640 adesioni su un obiettivo di mille) per chiedere l’abrogazione del protocollo d’intesa siglato tra la Regione e la Città metropolitana per l’abbattimento dei cinghiali, che confligge con il regolamento comunale per la tutela dei diritti degli animali.

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15 maggio 2022 (modifica il 15 maggio 2022 | 08:29)

Fonte: https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/22_maggio_15/peste-suina-roma-zona-rossa-estesa-oltre-gra-fino-la-storta-7cd333ae-d3b1-11ec-aac4-d5704cf08b36.shtml