Grazie a tecnologia ed ecologia Bari può diventare un possibile polo del futuro
Data: 13 Maggio 2022

Metti che in una città un giorno succeda questo. Succede che decida di insediarsi un colosso come la giapponese Ntt Data, multinazionale informatica da 240 mila dipendenti al mondo, fatturato complessivo 16 miliardi di dollari, e che in questa città in cui sbarca, porti 150 assunzioni iniziali. Metti che in questa stessa città approdi la società internazionale di revisione contabile Deloitte di Londra, la più importante al mondo. E che assicura mille dipendenti oltre a una sede di rappresentanza in centro che pare un gioiello di luci. E metti che in questa stessa città già operasse da 37 anni un gruppo di «business consulting» come Fincons, cresciuto fino ad avere altre tre sedi in Italia e nove nel mondo, comprese New York e Los Angeles.

Ma in questa stessa città operava già da tempo un altro big planetario della revisione come Ernst&Young con 400 assunzioni. E in una cittadina vicinissima della provincia una fra le aziende informatiche più importanti d’Italia, e non solo, come Exprivia, nata e cresciuta qui. Stessa cittadina della provincia in cui un nome come Microsoft ha aperto un South Innovation Center. Ma metti anche che nella sopradetta città annunci un investimento il gruppo tecnologico europeo Atos, dal fatturato di 11 miliardi di euro (e 300 assunzioni qui). Mentre Lutech, leader in Italia sempre in informazione e tecnologie (Ict), investa 14 milioni e assuma 100 persone. E anche Nexi Digital apra una sua sede con 150 dipendenti.

Non solo però digitale, cioè futuro. Anche altro futuro come le energie rinnovabili. Così è la svedese Midsummer a portare un’ottantina di posti ora e altri 120 dopo. Ma soprattutto a portare la produzione di pannelli fotovoltaici rivoluzionari capaci di aderire anche sulle tegole. E sempre nell’ambito della transizione ecologica, la regione in cui c’è la città di cui si parla sarà fra poco all’avanguardia nella produzione di idrogeno verde, con tre impianti che farebbero la gioia della campagna mondiale contro il carbone (e prima o poi dell’ex Ilva). Regione cui però propongono un rigassificatore in mare ma rispondono come al solito no (e così se lo prendono a Ravenna, dove non sono mica fessi). Ma nella città nostra protagonista non arriva solo futuro digitale o ecologico che sia. C’è anche la rigenerazione urbana, altro cavallo di battaglia di chi lavora al domani del mondo. È una delle 25 famiglie più ricche della Terra, la francese Mulliez, a dichiarare interesse a una sua presenza, perché in questa città nascerà (finanziato dal Pnrr, wow) un Parco Sud che farà del suo mare un giardino. Ed è finanziato anche un parco urbano che la ricucirà di verde fra le sue due parti scavalcando la ferrovia. E «trasformare e rigenerare siti in luoghi di vita» è l’indovinato intento di un gruppo che, tanto per presentarsi, è proprietario fra l’altro di Auchan, Decathlon, Leroy Merlin, Bricocenter, cioè è già in città con i suoi siti non migliori.

Ma perché no anche la vecchia solida industria? Un’azienda avellinese, il gruppo metalmeccanico Bruno, rileva i dismessi capannoni della Calabrese, nome imprenditoriale che qui ha fatto storia, con altri 200 posti di lavoro. Bruno big nel mondo agricolo e cantieristico con 24 stabilimenti fra Italia ed estero, mille dipendenti, 220 milioni di fatturato. E che sarà fianco a fianco anche con la storia dell’inventiva, essendo nato qui quel «common rail» che ha rivoluzionato il diesel ora molto velocemente liquidato a favore di un elettrico dato per troppo prossimo venturo. Nella regione in cui dopo l’emergenza Covid sono nate 8 mila imprese in più, anche se bisogna andarci cauti nel definirle tutte imprese. E in cui sono stati registrati 8 nuovi brevetti, dato superiore non solo alla media meridionale ma anche a un Lazio. E in cui l’anno scorso le nuove startup (110) l’hanno fatta passare dal nono al settimo posto in Italia. E regione i cui porti hanno avuto numeri record fra crocieristica e container, porti pur bistrattati dalla politica nazionale.

Eppure la città tanto ricercata è anche quella in cui ci sono 24 crisi aziendali. E capeggia una regione che, insieme ad altre quattro del Sud italiano, ha la più bassa occupazione d’Europa, addirittura al livello della Guyana francese. Eppure questa città è così attrattiva. Eppure c’è la corsa (non solo turistica) a esserci. Eppure anche molti giovani che se ne sono andati cominciano a tornare capendo che anche qui si può. Eppure è stata addirittura eletta come posto ideale per trasferirsi da ogni parte a farci il lavoro a distanza. Il fatto è che qui stanno sempre a inventarsene una, sia pure con un respiro che (diceva il saggio Vito Laterza) se fosse stato più lungo ne avrebbe fatto una Zurigo. E piace questa città come Sud che sa fare il più, sia pure col meno al quale lo ha sempre condannato lo Stato. Né, forse, è da escludere la domanda se, a parte tutto, questa città (che è Bari) non sia ben amministrata.

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Fonte: https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/editoriali/1341887/grazie-a-tecnologia-ed-ecologia-bari-puo-diventare-un-possibile-polo-del-futuro.html