Pnrr. Aiop Lazo: “Sanità privata esclusa dalle riforme”
Data: 12 Maggio 2022

L’associazione dell’ospedalità privata pone dubbi sulla capacità del sistema di coprire nel tempo le spese di mantenimento delle nuove strutture previste dal Pnrr. Poi denuncia: “Il privato è stato elogiato per il lavoro doveroso svolto durante la pandemia al servizio del pubblico, ma altrettanto velocemente è stato abbandonato quando si è trattato di parlare di Pnrr”. D’Amato:“Se il Lazio è stato un modello durante la pandemia è perché abbiamo lavorato insieme e questa integrazione va mantenuta”.

12 MAG – “La collaborazione pubblico-privato, tanto fondamentale per gestire le fasi più critiche dell’emergenza Covid, è tra le grandi assenti nel piano di interventi del Pnrr relativo alle reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale. Assenza, questa, che unita ad altre criticità potrebbe rendere le riforme irrealizzabili o insostenibili sul lungo periodo”. È quanto denuncia l’Aiop Lazio, che ha condotto una ricerca per cercare di capire cosa accadrà con le nuove strutture previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. 

Lo studio è stato condotto sul modello dell’Emilia-Romagna e di altri enti territoriali, in cui sono stati già attuati gli Ospedali di Comunità e le Case di Comunità. “Il PNRR, dall’analisi dei dati della ricerca presentata – commenta la presidente Aiop Lazio, Veronica Faroni – mostra delle criticità legate alle previsioni di spesa e mantenimento delle nuove strutture, alla carenza di personale medico, paramedico e infermieristico e alla questione legata ai destinatari degli Ospedali di Comunità. Noi siamo stati elogiati per il lavoro doveroso svolto durante la pandemia al servizio del pubblico, ma altrettanto velocemente siamo stati abbandonati quando si è trattato di parlare di PNRR”. E continua: “Invece di spendere ingenti fondi per convertire luoghi non sanitari in sanitari, si poteva aumentare la capacità di dare assistenza delle strutture già esistenti, come le RSA, tramite l’ADI (Assistenza Domiciliare Integrata) e la telemedicina. E ancora: per rispondere alla grande affluenza ai Pronto Soccorso, basterebbe snellire i percorsi dai Pronto Soccorso alle RSA, senza andare a costruire megastrutture; basterebbe non morire di burocrazia”.

Questo, in sintesi, il quadro dipinto dall’analisi di Aiop Lazio: “Il PNRR mette in campo un investimento di 15,63 miliardi di euro, suddivisi in due componenti. La prima si esplica nella creazione e l’attivazione di 1.288 “Case della Comunità” entro la metà del 2026, per curare i malati cronici, per un costo complessivo di 2 miliardi di euro; inoltre, prevede la creazione di 381 “Ospedali di Comunità” (OdC), destinati al ricovero breve e ad interventi sanitari a bassa-media intensità clinica, con l’obiettivo di incrementare e migliorare l’assistenza sanitaria di prossimità, ovvero decongestionare gli ospedali distribuendo i pazienti in strutture che possano monitorare la degenza e la dimissione. L’investimento è di 1 miliardo di euro. Il progetto mira, inoltre, al rafforzamento dell’assistenza domiciliare, grazie alla telemedicina, con l’obiettivo di prendere in carico, entro la metà del 2026, il 10% della popolazione di età superiore ai 65 anni. Investimenti per un totale di 7 miliardi di stanziamenti.” 

L’altro aspetto è legato all’aggiornamento tecnologico e digitale, “per un costo di 7,36 miliardi di euro. Entro la prima metà del 2026 la realizzazione dei nuovi OdC , previsti in tutte le regioni italiane, avrà un costo di 1 miliardo di euro complessivi nazionali per un’aggiunta di 7.620 posti letto totali nazionali”. 

Secondo l’Aio Lazio “nascono una serie di interrogativi in relazione alla creazione di queste nuove strutture e sulla capacità dei fondi di SSN e SSR di coprire le spese di mantenimento di queste strutture. Nel PNRR, infatti, non sono previsti finanziamenti per il personale sanitario che dovrà lavorare in queste strutture: ne conseguono ulteriori pesi sul bilancio pubblico a partire dal 2027. Il progetto PNRR, impostato su base demografica, sembra inoltre non tenere conto delle realtà regionali; ne consegue un disegno a macchia di leopardo, che non risponde ai reali bisogni dei cittadini nei diversi contesti territoriali, su cui i futuri servizi sanitari andranno ad essere erogati, né tiene conto dell’impegno di risorse economiche e umane che tale realizzazione richiederà”.
 
Che la collaborazione pubblico-privato “abbiamo portato grandi benefici nella gestione della pandemia è un dato di fatto sotto l’occhio di tutti, specialmente nel Lazio”, sottolinea l’Aio LAzio. “Durante la pandemia – dice Faroni – il ‘modello’ Lazio ha dimostrato che il connubio tra il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e ospedalità privata sia fondamentale per garantire un pieno, equo e uniforme diritto alle cure sull’intero territorio nazionale”, ha dichiarato il direttore di AIOP Lazio Mauro Casanatta. Nel Lazio sono state vaccinate 1 milione e 300 mila persone e nelle nostre strutture, nei primi mesi del 2020, sono stati creati 1350 posti letto, per essere di supporto agli ospedali e alla Regione Lazio. Ad oggi, in otto strutture accreditate del Lazio, sono ancora aperti reparti Covid”. 
 
Un riconoscimento arriva anche dal presidente della Giunta Regionale del Lazio Nicola Zingaretti: “In pandemia abbiamo vissuto due degli anni più drammatici dal dopoguerra, ma ce l’abbiamo fatta. Grazie a tutti gli operatori, ma anche ad una rete straordinaria di imprese che si sono messe prontamente al servizio di questa grande battaglia”, sono state le parole del governatore all’evento promosso da Aiop Lazio per parlare di Pnrr, secondo quanto riportato da una nota dell’associaizone. “Questa occasione che porta a riunirci oggi – ha proseguito Zingaretti – è il simbolo che abbiamo vinto. Il Lazio è tornato ad essere il protagonista italiano del modello sanitario del futuro. Riguardo la politica di investimenti del PNRR, nella gestione di tempi e modi di concretizzazione, non c’è dubbio che le strutture accreditate avranno la possibilità di dire la loro e di essere parte di una sfida orientata al consolidamento di un modello di sanità”.
 
“Se il Lazio è stato un modello nell’assistenza sanitaria durante la pandemia – ha detto l’assessore alla Salute Alessio D’Amato – è perché abbiamo lavorato insieme, e questa integrazione deve essere mantenuta nel futuro. Gli standard del PNRR sono stati prefissati. Bisogna adeguare il Fondo Sanitario, investire nella formazione, per carenze di infermieri e di alcune specializzazioni mediche; in futuro dobbiamo arrivare a coinvolgere almeno 100.000 over 65 in più nell’Assistenza domiciliare integrata e passare all’accreditamento, uscendo dalla logica delle gare”.

12 maggio 2022

Fonte: https://www.quotidianosanita.it/regioni-e-asl/articolo.php?articolo_id=104707