Dal Covid alla poliomielite, così la guerra scatena le epidemie
Data: 12 Maggio 2022

“Dalla peste all’influenza spagnola fino al colera e a numerose altre pestilenze. Se c’è una cosa che ci ha insegnato la storia è che la guerra è un terrificante motore per la diffusione di malattie infettive”. È preoccupato Stefano Vella, infettivologo e docente di Salute Globale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, di quelle che potrebbero essere le conseguenze sulla salute pubblica della guerra scatenata dalla Russia contro l’Ucraina.

Professore, quali sono le principali epidemie della storia legate alle guerre?
“Il rapporto tra guerra e malattie infettive è vecchio quanto il mondo, a partire dai conquistadores spagnoli che decimarono le popolazioni del centro America anche con le infezioni che portarono nel nuovo mondo. Un altro terribile esempio è quello della cosiddetta ‘influenza spagnola’ la cui diffusione coincise con la Prima Guerra Mondiale: il trasporto di truppe e il loro ammassarsi per ragioni belliche fece si che il virus H1N1, allora nuovo per l’uomo, mietesse cento milioni di morti nel mondo. Gli esempi sono davvero tanti e dovrebbero farci riflettere sui rischi e sui pericoli del nostro presente”.

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Ci sono esempi recenti di malattie infettive che si sono diffuse durante un conflitto?
“Sì, certo. Pensiamo alla terribile guerra che ormai infuria da tempo nello Yemen, che ha causato una terribile epidemia di colera, ancora in corso. Allo stesso modo in Siria, nel 2016. L’assedio di Aleppo determinò una situazione sanitaria catastrofica come testimoniato dalla successiva epidemia di morbillo, una malattia che non si vedeva nel paese dal 1999. Ora purtroppo la storia rischia di ripetersi con effetti devastanti, non solo nei paesi coinvolti direttamente nell’attuale conflitto, ma anche in quelli che ne sono indirettamente coinvolti”.

Quali malattie potrebbe diffondere questa guerra?
“Un pericolo è certamente la diffusione di Covid-19. Ci sono tutti gli elementi affinché questo conflitto possa portare all’aggravarsi di questa pandemia, almeno nell’Europa dell’Est. Non è un mistero che già prima della pandemia l’Ucraina avesse una copertura vaccinale per Sars-CoV-2 del 35%. Davvero troppo bassa, se paragonata alla nostra. Se a questa scarsa immunizzazione, aggiungiamo il fatto che in molti in Ucraina son stati e sono ammassati nei rifugi è evidente che siamo di fronte a una bomba ad orologeria pronta a esplodere”.

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C’è il rischio che la “bomba Covid” possa esplodere anche da noi?
“Non credo che dobbiamo essere preoccupati per noi, che abbiamo una copertura vaccinale importante. Ma certamente non è un rischio che riguarda solo l’Ucraina. Con la guerra ci sono persone che fuggono in altri paesi. Le popolazioni in fuga arrivano, a volte, per fortuna, in paesi accoglienti come l’Italia che garantisce loro l’accesso gratuito al nostro grande Servizio Sanitario Nazionale. Questa è una cosa bellissima perché permetterà di vaccinare tutti coloro che arriveranno, in primis i bambini per tante malattie infettive. Altre volte però la fuga è verso Paesi che già soffrono di un problema sanitario strutturale e che difficilmente possono sopportare un peso addizionale. E molti dei paesi vicino all’Ucraina hanno sistemi sanitari notoriamente deboli. Se al virus Sars-CoV-2 viene data l’opportunità di diffondersi indisturbato, come ha già dimostrato, nessun paese può alla fine sentirsi al sicuro”.

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Oltre a Covid, quali altre malattie potrebbero rispuntare fuori?
“Poliomielite e morbillo, ad esempio. La poliomielite, una malattia che avevamo dato per sconfitta, persino l’Africa era stata recentemente dichiarata polio free, è invece già presente in Ucraina. Un focolaio era esploso già prima del conflitto e la campagna vaccinale lanciata dal governo subito dopo è ora stata interrotta dopo l’attacco della Russia. Per questo è fondamentale che i paesi ospitanti, come appunto fa l’Italia, vaccinino tutti i profughi al loro ingresso. Un discorso simile lo possiamo fare anche per il morbillo, una malattia tutt’altro che scomparsa. Anzi gli ultimi dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità non sono affatto confortanti in tal senso”.

E poi c’è l’Hiv e la tubercolosi, vero?
“Sì. Già prima del conflitto l’Ucraina aveva un tasso di infezioni da Hiv molto alto, legato in particolare alla tossicodipendenza, e anche un numero elevato di casi di tubercolosi spesso multiresistente. La difficoltà di far arrivare i medicinali alle popolazioni in zone di guerra, a causa della distruzione delle strade, dei ponti e delle città, influisce sulla possibilità dei pazienti di controllare la malattia e, di conseguenza, si fa fatica a controllarne la diffusione. Non credo ci sia bisogno di spiegare quale catastrofe sanitaria potrebbe derivare dalla diffusione incontrollata di forme di tubercolosi che non rispondono ai farmaci. È evidente che le bombe non sono le uniche a uccidere in guerra, le malattie infettive possono fare altrettanto”.

Fonte: https://www.repubblica.it/salute/2022/05/12/news/covid_aviaria_colera_la_guerra_scatena_le_epidemie-349048507/